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"Sarebbe lecito domandarsi se l’idea di una predestinazione assoluta non possa avere origine, all’occasione, da un fatto tanto minimo quale una scelta di punteggiatura. Penso a una frase come quella ripresa nel Gloria dei cattolici: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli, e pace in terra agli uomini che egli ama» (Luca 2, 14). Se non si mette la virgola tra «uomini» e «che egli ama», il senso può essere quello di Calvino, o dei giansenisti: «Pace sulla terra ai (soli) uomini che egli ama». Dio ama alcuni uomini, e altri no. Ma se si mette una virgola, si è indotti a pensare, come fanno i pelagiani, i sociniani e gli arminiani, che Dio ami «tutti» gli uomini: «E pace in terra agli uomini, che egli ama». Come si vede, il senso è assai diverso, e quasi opposto: nel primo caso, solo un drappello di eletti; nel secondo, tutti sono eletti. Ora, i manoscritti antichi non hanno segni di interpunzione, e le parole stesse non sono separate. Chi dunque ragionevolmente si batterebbe per una differenza di virgola? Eppure…"
Michel Théron, “Piccola enciclopedia delle eresie cristiane”, il melangolo 2006; alla voce “Calvinisti”. (Un libro che dietro un titolo innocuo rivela un’eccezionale qualità.)
Eppure direi che sarebbe giusto rifarsi alla distinzione di San Paolo: Tutti sono chiamati alla salvezza, ma non tutti rispondono.
(Fonte: tabaccheria)
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